Sempre più spesso negli ultimi anni vedo una decisa e pericolosa virata verso l’inseguimento del risultato immediato ad ogni costo.
Tutti i giorni nei nostri feed possiamo trovare centinaia di aziende e persone che antepongono la ricerca di attenzione o il risultato immediato davanti a tutto.
Cercando esempi abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta: possiamo passare dal modo in cui si scrivono gli articoli online a come si orientano le scelte politiche fino ad un istituto che si occupa di formazione che, notizia di ieri, modifica il titolo di un percorso di studi per renderlo più attraente, sacrificandolo al dio del “Basta che funzioni”.
I ragionamenti, alcuni li ho sentiti mentre altri li posso solo immaginare, devono essere stati più o meno questi:
“L’Italia non può certo aiutare tutti i migranti del mondo da sola, quindi è ora di cominciare a mettere i nostri interessi davanti a quelli di altre persone.”
“Guarda Luca, non mi interessa la grafica fatta bene, mettiamo su qualcosa di veloce ma che converta velocemente e a basso costo.”
“I percorsi di studi orientati al webmarketing sembrano un po’ tutti uguali, senza toccare il nostro contenuto che è ottimo, cambiamo il titolo del corso sfruttando qualcosa di più trendy”
Pensando a queste frasi e vedendo anche con che facilità i guru del web vendono corsi per fare soldi facili e in fretta, sembrerebbe davvero una nuova corsa all’Oro, ma è davvero così?
Se nella maggior parte dei casi queste tecniche funzionano bene nel breve periodo, siamo sicuri di averne così bisogno da doverle legittimare?
- Davvero uno Stato deve anteporre la vita delle persone ai conti pubblici o agli interessi nazionali?
- Davvero il sito web di una azienda deve trasformarsi in un volantino da centro commerciale per vendere qualcosa in più?
- Davvero chi si occupa di qualcosa di così importante come la formazione deve utilizzare trucchetti per rimanere sul mercato?
Credo sia una riflessione interessante che tutti dovremmo fare, perché forse è il momento di rallentare e di capire che non si può e non si dovrebbe puntare alla crescita costante e ad ogni costo.
Che poi è un po’ come scrivere post tanto per riempire un blog: se non abbiamo davvero qualcosa di importante da dire non sarebbe meglio leggere, al posto di scrivere?
Il gioco del risultato.
Detto tra noi, probabilmente non sono la persona più adatta per parlare di questo argomento perché sono abbastanza skillato nel gioco dei risultati:
Il mio lavoro consiste nell’utilizzare traffico a pagamento per dirottarlo in una pagina che, sfruttando il funzionamento della psicologia umana, trasforma gli utenti di un sito in clienti o – almeno – in lead qualificati.
Ho sviluppato un mio personale metodo che si è rivelato efficace in molti mercati, l’ho utilizzato per moltissimi anni e quando è uscito il libro ho di fatto sdoganato un gioco che fino a poco tempo prima era riservato a pochi specialisti.
Il mercato ha sviluppato la domanda, l’offerta si è sofisticata e le promesse sono diventate sempre più importanti così che anche le aspettative e i desideri del pubblico si sono ri-allineate.
Oggi vengo scelto per questo, ma proprio perché mi trovo al centro del campo di gioco e godo di una visione un po’ più ampia comincio a rilevare un’ossessione dannosa e forse anche contro-producente nelle persone.
Dobbiamo auto-regolarci, definendo un limite.
Alla ricerca del “nostro” limite
Se come esperti conosciamo moltissime piccole ottimizzazioni che ci consentono di aumentare le probabilità di raggiungere un risultato veloce, la domanda su cui mi trovo a riflettere sempre più spesso è:
Dobbiamo davvero utilizzarle tutte?
La differenza tra persuasione e manipolazione è unicamente nel fine che si persegue con l’azione, ma anche se operiamo con le migliori intenzioni spesso ci addentriamo in una zona d’ombra in cui il confine tra cosa è giusto e cosa non lo è tende a diventare meno definito.
Immagina di essere completamente e perdutamente innamorato di una ragazza che, per non si sa quale motivo, per essere attratta da un ragazzo e rispondere alle sue attenzioni deve essere trattata male e sminuita.
Tu vuoi farla stare bene e sei sempre gentile con gli altri, tanto più se qualcuno ti piace, ma sai bene che questo atteggiamento sarebbe totalmente controproducente, ma sai cosa funziona davvero.
Ha senso cambiare la propria natura per raggiungere l’obiettivo o sarebbe forse più intelligente cercare una ragazza che cerca qualcuno che la stima e la faccia sentire amata?
La mia sensazione è che molti brand oggi siano totalmente innamorati del risultato immediato e, proprio come quel ragazzo, non riescano a rinunciare al proprio obiettivo nel breve termine.
La verità è che non si può vincere sempre e spesso non si può vincere subito ed è proprio questo che conferisce valore alla vittoria.
I veri risultati si ottengono sviluppando autorità sul mercato attraverso il lavoro, l’esperienza che ne consegue e i risultati, non costruendo un posizionamento fittizio e investendo milioni in PR per sostenerlo.
La felicità si ottiene trovando qualcuno con cui poter essere noi stessi, non una nostra versione modificata per essere ricambiati.
Io oggi in questo ci credo fermamente.
Cosa ne pensi?
Scrivilo nei commenti al post, li trovi qui sotto.
PS. per ringraziarvi di aver letto il post, un consiglio per questa sera.