Valutare il mercato e capire dove sei
Prima di scegliere un posizionamento, bisogna capire lo stato del mercato in cui si vuole entrare. Le 7 domande di questa sezione coprono i criteri di valutazione della saturazione, i segnali che indicano che è ora di riposizionarsi, i cicli di vita dei settori e i casi in cui un mercato è strutturalmente intrattabile. Sono domande tipiche di chi sta scegliendo dove andare, non di chi è già dentro.
Come si valuta il livello di sofisticazione del proprio mercato? Come capire se un mercato è intrattabile e quando riposizionarsi?
Si guarda quante offerte ci sono nel mercato e come stanno cambiando. Un mercato intrattabile è uno dove la sofisticazione è altissima: i siti web con CMS, i fotografi di matrimonio, la grafica da stampa sono tre esempi italiani classici. In questi mercati, anche lavorando bene, i margini crollano perché entrano competitor a basso costo che riescono ad attrarre clienti senza essere veri professionisti.
L’esempio del fotografo di matrimonio rende l’idea. Appassionati con attrezzatura semi-professionale offrono servizi a 300 euro perché hanno già uno stipendio principale altrove. Chi fa il fotografo di mestiere a tempo pieno non può competere su quei prezzi, perché ha costi strutturali diversi.
Lo strumento di valutazione che uso da anni è la SWOT classica (punti di forza, debolezza, opportunità, minacce) abbinata all’analisi dei trend del settore. Le forze e le debolezze sono interne (quello che la tua azienda è oggi), le opportunità e le minacce sono esterne (quello che il mercato sta facendo). Guardare le quattro cose insieme aiuta a capire dove posizionarsi: cosa difendere, cosa abbandonare, dove crescere, cosa evitare.
Quando l’idea di business non ha leve differenzianti, meglio lasciar perdere o si può comunque lavorare sulla comunicazione?
Come consulente puoi fare due cose. La prima, se sei molto bravo e durante la consulenza ti viene un’idea per differenziare il business, aiuti il cliente a trovare una nicchia. La seconda, se non c’è proprio un elemento differenziante, dici chiaramente al cliente: “Ti faccio un bel sito o una landing page, comunichi al meglio quello che fai, ma sappi che lavori in un mercato saturo. Non ti vendo la possibilità di avere clienti, ti vendo il fatto di comunicare meglio”.
È importante dirlo subito, mettendolo anche per iscritto nell’offerta, per evitare problemi dopo. Saper dire di no ai progetti con cattive probabilità di successo è la prima competenza del consulente esperto.
Come gestire il ciclo di sofisticazione del mercato? Quando e come spostarsi verso una nuova nicchia?
Nella mia esperienza personale: nel 2005-2010 vendevo siti con Joomla, poi il mercato si è saturato. Nel 2012 ho capito che dovevo spostarmi e ho cominciato a posizionarmi sulle landing page. Nel 2016 è uscito il libro e ha definito la nicchia. Adesso io stesso sto contribuendo a sofisticare il mio mercato formando professionisti.
Bisogna sempre lavorare “nel presente” ma posizionarsi “per il futuro”. Mentre lavori nella nicchia attuale, osservi i trend e prepari il prossimo spostamento. Le aziende di prodotto fanno lo stesso guardando i trend (anche televisivi, nelle PMI italiane) e investendo nei mercati in crescita prima che lo facciano gli altri.
Gli archetipi come strumento per definire il posizionamento di marca e rafforzare il posizionamento
Il design visivo e il tono di voce sono due facce dello stesso sistema. Una landing con colori coerenti, font scelti bene e copy che parla in modo confuso o generico trasmette un messaggio contraddittorio. Il visitatore lo percepisce senza saperlo spiegare: “sembra professionale ma non mi convince”.
Uno strumento pratico per definire il proprio tono di voce e verificare che sia in contrasto riconoscibile con i competitor è la ruota degli archetipi di Jung, adattata al branding da Carol Pearson negli anni Novanta. La ruota identifica 12 archetipi universali, ognuno con un sistema di valori, un tono comunicativo e un pubblico naturale.
Alcuni esempi concreti di come si traduce in pratica.
Il Saggio (think tanks, consulenti senior, brand come TED) comunica con autorevolezza, dati, ragionamento lento. Il tono è riflessivo, non urgente. Le landing del Saggio hanno copy lungo, molte citazioni e ricerche, poca urgenza nel CTA. Funziona per formazione di alto livello e consulenza strategica.
L’Eroe (Nike, atleti, brand di performance) comunica con sfida, superamento, trasformazione. Il tono è diretto, energico, orientato al risultato. Le landing dell’Eroe hanno headline forti, immagini di azione, CTA decisi. Funziona per fitness, coaching, formazione intensiva.
Il Ribelle (Harley-Davidson, Diesel, brand anticonformisti) comunica contro qualcosa, rifiuta le regole del mercato. Il tono è provocatorio, irriverente, divisivo. Le landing del Ribelle prendono posizione forte, nominano l’avversario implicito, selezionano i clienti invece di includere tutti. Funziona per brand di nicchia con pubblico fedele.
Il Custode (brand sanitari, assicurativi, ONLUS) comunica protezione, cura, stabilità. Il tono è rassicurante, umano, attento ai dettagli. Le landing del Custode enfatizzano la garanzia, il supporto post-vendita, la relazione nel tempo. Funziona per servizi dove la paura di sbagliare è la barriera principale.
Il Creatore (Apple, Lego, brand creativi) comunica innovazione, personalizzazione, espressione di sé. Il tono è ispirazionale, visivo, anti-standard. Le landing del Creatore mostrano possibilità, non caratteristiche. Funziona per SaaS, strumenti professionali creativi, corsi di design.
Come usare la ruota in pratica: individua i tre archetipi più forti dei tuoi competitor principali. Poi scegli il tuo archetipo in modo che sia riconoscibilmente diverso da loro, ma coerente con la tua offerta reale. Se tutti i competitor del tuo settore comunicano come Custodi (rassicuranti, formali, prudenti), puoi differenziarti con il tono del Saggio (più dati, più analisi) o dell’Eroe (più sfida, più trasformazione). L’importante è che il tono scelto sia sostenibile nel tempo e coerente con quello che effettivamente prometti e consegni.
Il tono di voce non è un dettaglio stilistico. È la firma che rende riconoscibile la tua landing tra dieci concorrenti che vendono la stessa cosa.
Come differenziarsi concretamente rispetto ai concorrenti quando non c’è un elemento differenziante evidente?
Non basta dire “sono più bravo” o “più attento ai clienti”. Sono cose che si valutano dopo, non in fase di vendita. Serve qualcosa di concreto.
Esempio per l’home staging: potresti specializzarti in uno stile specifico (country chic), o in una fascia di mercato (case di lusso dove servono mobili di alto livello e un architetto). In questo modo chi ha quella specifica esigenza ti sceglie perché sei la risposta migliore per il suo caso.
Il posizionamento non serve solo a te. Serve al cliente per capire che non sta sbagliando nella scelta. Quando la sua scelta è facilitata, scegliere te diventa razionale.
Per le agenzie immobiliari con target molto ristretto, come mettere in contatto offerta e pubblico quando il traffico online è insufficiente?
Caso vissuto: agenzia immobiliare nella cerchia di Milano, appartamenti costosi. La landing funzionava benissimo per chi ci arrivava, ma il problema era portarci traffico. Da Google la domanda era troppo ristretta, su Facebook il target alto-spendente non era intercettabile facilmente.
È come allenare Kenshiro e piazzarlo nel deserto: anche se è il più bravo, se non incontra nessuno non combatte. In questi casi bisogna lavorare con remarketing sui visitatori del sito, volantini, newsletter, canali alternativi al traffico a pagamento. È fondamentale dichiarare questa criticità al cliente già nell’offerta, perché altrimenti la responsabilità del risultato (che dipende dal traffico, non dalla pagina) ricade sul consulente.
Come proporre campagne PPC o marketing a clienti che non hanno mai investito e si spaventano del budget?
Il problema delle aziende italiane non è quasi mai il budget. Anche le microimprese che lavorano senza marketing e competono con il 50% di tasse sono aziende che funzionano. Il vero problema è la fiducia: sono state scottate da esperienze negative con web agency precedenti.
La strategia è abbassare la barriera d’entrata: “Ti faccio il progetto, investiamo 500 euro, vediamo cosa torna. Se con 500 euro ti tornano 4 clienti da 2.000 euro, il mese dopo investiamo 1.500 euro”. Così dimostri il valore prima di chiedere budget importanti. Una volta che la fiducia è costruita, il budget cresce naturalmente.
Perché il problema principale nel vendere servizi web non è il budget del cliente ma la fiducia?
Le persone non hanno paura di te. Hanno paura di sbagliare loro stesse.
Esempio tipico. Tre preventivi di web agency: due da 2.000 euro e uno da 3.000 euro. Il cliente sceglie quello da 3.000, ottiene pochi risultati, e pensa: “Almeno con quello da 2.000 mi risparmiavo una vacanza”. Il problema non è stato il professionista che ha lavorato male, è stato il cliente che ha avuto paura di aver speso male.
Il posizionamento serve esattamente a questo: far capire alle persone che la tua è una risposta migliore per il loro caso specifico, riducendo la paura di sbagliare. In un mercato sofisticato devi dare qualcosa in più rispetto agli altri per essere scelto. Non esperienza generica o attenzione al cliente, ma qualcosa di specifico e concreto che chi compra possa riconoscere prima di acquistare.
L’obiettivo di un webdesigner o di una agenzia non deve essere quello di svendere un servizio fondamentale per le imprese e monetizzare sulla quantità o sulla manodopera a basso costo ma, piuttosto, specializzarsi per essere così rilevanti da poter chiedere il giusto importo ai clienti, così da avere il tempo di consegnare un progetto efficace.
Oggi non è più sufficiente concentrarsi solo sulla landing page ma bisogna analizzare prima le condizioni di mercato (per capire se ci sono i presupposti per ottenere risultati e se il gioco vale la candela) e poi controllare tutto il funnel ed il processo di acquisizione per essere certi che piccoli errori non disperdano le opportunità.
Differenziazione e posizionamento operativo
Le 6 domande di questa sezione affrontano la costruzione operativa del posizionamento: come trovare un elemento differenziante quando sembra non esistere, come distinguere USP e brand positioning, gli errori delle aziende avviate, i tre modelli di specializzazione possibili. È la sezione più dura per chi sta uscendo da un mercato indifferenziato e deve trovare il proprio angolo.
Qual è la differenza tra USP e brand positioning?
La USP (Unique Selling Proposition) è una promessa di valore operativa, che cambia in base al canale, al target specifico, al momento di mercato. È quello che scrivi nell’above the fold della landing, nella headline di una campagna, nel sottotitolo del video di apertura. Una stessa azienda può avere tre USP diverse per tre landing diverse, e va benissimo.
Il brand positioning è un’altra cosa. È la categoria mentale che la tua azienda occupa nella testa del mercato. Non lo decidi tu seduto alla scrivania, lo costruisci con anni di comunicazione coerente. E quando lo hai costruito, non cambia se non sposti tutto il business.
La definizione operativa che uso: il brand positioning è una facilitazione della scelta. Chi compra è in posizione di debolezza, ha paura di sbagliare, ha alternative confuse. Più gli rendi facile la scelta, più il tuo posizionamento è valido. Approfondisco la distinzione nella sezione H2 11 del sub-pillar /metodo-ovt/.
Quali sono i 4 errori più comuni delle aziende sul brand positioning?
Nel mercato italiano delle PMI vedo quattro errori che si ripetono sistematicamente:
Primo, dichiarare di essere il numero uno. “Siamo i numeri uno in Italia”, “leader del settore”. Non differenzia, non facilita la scelta, è auto-attribuito. Caso storico opposto: la campagna di Hertz “siamo i numeri due, per questo ci impegniamo di più” funzionava perché ribaltava l’aspettativa.
Secondo, trattare il posizionamento come una task. Il posizionamento si affina con anni di consapevolezza di mercato e di feedback, non si chiude in una settimana di lavoro.
Terzo, non riconoscere il posizionamento dei competitor. Entrare in un mercato dicendo che gli altri “non sono bravi” è un errore di superficialità. I competitor hanno costruito qualcosa nel tempo, vanno capiti prima di essere battuti.
Quarto, messaggio incoerente. Dichiarare un posizionamento alto e poi avere landing page brutte, copy sciatto, comunicazione approssimativa. Il posizionamento si manifesta in tutto, non solo in quello che dici.
Quali sono i 3 modelli di posizionamento per le PMI?
Nelle PMI italiane il posizionamento per la maggior parte segue tre modelli:
Specialista di uno strumento. Per esempio, agenzia specializzata in ottimizzazione velocità WordPress. La nicchia è definita dallo strumento tecnologico.
Specialista di un mercato verticale. Per esempio, marketing per dentisti. La nicchia è definita dal settore del cliente.
Specialista di una funzione su un mercato verticale. Per esempio, landing page per dentisti con sistema completo dalla pagina al CRM. La nicchia è definita dall’intersezione tra una funzione specifica e un settore specifico.
Il terzo modello è quello più difendibile competitivamente e più redditizio, ma è anche quello che richiede più tempo per essere costruito. Si parte tipicamente dal primo o dal secondo, e si stringe progressivamente verso il terzo.
Senza portfolio, posso usare l’ancoraggio con un’offerta ridotta per partire senza svalutarmi?
È vero nella sostanza ma sbagliato nella pratica. Se ti offri a poco sul mercato attiri solo clienti problematici che non vogliono pagare. Sono pessimi sia che paghino sia che non paghino: prosciugano tempo, generano lavoro extra, lamentele, e tipicamente non lasciano feedback positivi.
L’approccio migliore: scegli tu le persone a cui regalare il lavoro. Amici che si sposano (se sei fotografo), eventi che ti appassionano (se sei designer), conoscenti che devono vendere casa (se sei home stager). Così lavori gratis ma su progetti che ti piacciono, ti esprimi come vuoi, e costruisci un portfolio di qualità.
Mai regalare a sconosciuti che ti contattano. Una volta ho proposto una landing al 50% a un servizio di star gazing in Sardegna: hanno rifiutato perché chi riceve cose gratis non le valorizza. Ho perso tempo per niente.
Posso usare referenze ottenute in un altro contesto/servizio?
Sì, a patto che siano assimilabili. Se vendi landing page e hai referenze di clienti soddisfatti per siti web, puoi usarle selezionando quelle che parlano di te come professionista. Esempio: “Ho sempre stimato Luca perché è un professionista onesto e disponibile” non riguarda la landing specifica ma funziona come referenza personale.
Se il servizio è completamente diverso (maestro di sci che diventa istruttore di mountain bike) stona. Le referenze devono essere coerenti con la promessa attuale.
Per le agenzie web che si rivolgono a imprenditori che non hanno tempo per il marketing, come impostare il copy?
Mai dire all’imprenditore “non sai fare marketing”. È percepito come negativo e offensivo. Dire invece “non hai tempo per fare marketing” è molto più efficace, perché è vero e non giudicante.
Esempio operativo: invece di “agenzia di marketing per chi non sa farlo da solo”, riformulare in “hai bisogno di contenuti per il tuo sito ma non hai tempo di farli? Sfamiamo il tuo sito web. Ogni mese ti produciamo i contenuti per acquisire nuovi clienti”.
L’immagine deve essere positiva. Mai foto di persone frustrate o stressate. Un’illustrazione di un computer che “si mangia” contenuti è simpatica e coerente col copy. Per la sezione vantaggi: “specialisti alla carta” con approccio data-driven. Per il pricing: “canone accessibile, a differenza delle agenzie che ti fanno pagare tutto prima, con noi vedi i risultati mese per mese e scegli se continuare”.
I livelli di consapevolezza di Schwartz e le Great Leads
Le 6 domande di questa sezione approfondiscono i 5 livelli di consapevolezza di Eugene Schwartz (Breakthrough Advertising, 1966) e la loro applicazione nella landing page: come identificare il livello del proprio target, quale apertura usare per ognuno, perché stesso prodotto e target diversi richiedono landing diverse, il rapporto tra Schwartz e il concetto di Great Leads di Ford e Masterson. È la sezione più tecnica del cluster.
Cosa sono i livelli di consapevolezza di Schwartz?
I 5 livelli codificati da Eugene Schwartz in Breakthrough Advertising (1966) descrivono lo stato mentale del lettore davanti a un’offerta:
Livello 1, super consapevole. Conosce te, conosce il prodotto, sa già di volerlo. Nel caso di un bene standardizzato (come una Playstation 5) ed aver già deciso che vuole acquistarla, quindi cerca solo il prezzo e le condizioni migliori. Apertura tipica: offerta diretta.
Livello 2, consapevole della soluzione. Sa cosa vuole (es. “una landing page”) e ti sta confrontando con altri fornitori. Qui funzionano le comparazioni, in alcuni casi di benefici, in altri di features. Apertura tipica: promessa, differenziazione concreta.
Livello 3, consapevole del problema. Sa di avere un problema ma non conosce la soluzione specifica. È un pubblico interessante perché non compara, ma ricerca una soluzione: è quindi possibile vendere a prezzo più alto se riusciamo a chiudere in fretta il suo task mentale. Apertura tipica: problema-soluzione classica.
Livello 4, inconsapevole del problema. Non sa di avere un problema, lo percepisce in modo confuso. Apertura tipica: storia di trasformazione in cui può identificarsi quel tanto che basta per costruire il ponte tra lo stato attuale ed il desiderato.
Livello 5, totalmente inconsapevole. Non ha mai pensato all’argomento. Apertura tipica: dichiarazione segreta o intuizione contro-intuitiva. È un target in cui la landing page non funziona e che deve essere consapevolizzato con altre tecniche di marketing volte a creare il desiderio/problema.
L’evoluzione operativa di questi 5 livelli è il concetto di Great Leads di Mark Ford e Michael Masterson: a ogni livello corrisponde una tipologia di apertura specifica.
Come identificare a quale livello di Schwartz si trova il proprio target?
Si capisce guardando da dove arriva il traffico e cosa cerca.
Se il traffico arriva da campagne Google su keyword tipo “agenzia landing page Milano”, stai parlando a un livello 2 (consapevole della soluzione, cerca un fornitore). Il visitatore sa cosa vuole, sta confrontando.
Se il traffico arriva da campagne Facebook su un pubblico generico di imprenditori, stai parlando a un livello 3 o 4 (sa di avere un problema o lo intuisce, ma non conosce la soluzione specifica). Il visitatore non sta cercando attivamente, lo stai intercettando.
Se il traffico arriva da articoli di blog generici, il livello scende ancora (livello 4 o 5). Il visitatore è ancora più lontano dalla decisione.
Una stessa offerta intercetta tipicamente target a più livelli contemporaneamente. La scelta strategica è: una landing unica che parla al livello medio, oppure più landing differenziate per canale. La seconda strada converte di più, ma richiede più lavoro di pre-produzione.
Quando schema problema-soluzione non funziona, quale apertura usare?
Lo schema problema-soluzione classico funziona per i target di livello 3 (consapevoli del problema). Per gli altri livelli serve un’apertura diversa.
Per il livello 1 (super consapevole), apertura tipo offerta: “Solo questo mese, sconto del 30%”.
Per il livello 2 (consapevole della soluzione), apertura tipo promessa: “Landing page che convertono mediamente il 35% in più della versione precedente del sito”.
Per il livello 4 (inconsapevole del problema), apertura tipo storia: racconti il caso di qualcuno simile al lettore che ha scoperto il problema e l’ha risolto. La storia fa emergere il problema senza presentarlo come tale.
Per il livello 5 (totalmente inconsapevole), apertura tipo dichiarazione contro-intuitiva: “Il 90% dei siti web italiani perde clienti senza accorgersene. La causa è una sola, e probabilmente non è quello che pensi”.
Le aperture per livello 4 e 5 sono più difficili da scrivere e richiedono storytelling vero. Non si imparano in una settimana, vanno praticate.
Per i target inconsapevoli del problema, conviene fare nurturing prima della landing o portarli direttamente?
Se il target è inconsapevole, la landing con schema problema-soluzione non la cerca da solo. Non funziona portarcelo direttamente con una campagna a freddo.
L’approccio funzionante: si parte con articoli di blog che fanno emergere il problema. Il blog scalda il target, lo porta a riconoscere di avere un problema, e a quel punto può essere portato alla landing.
Schema operativo: lead generation tramite articolo informativo → email di sequenza con casi reali che amplificano il problema → conversione sulla landing nel tempo. Per i target di livello 4-5 il ciclo dura tipicamente 3-6 mesi, non un singolo passaggio.
Come gestire mercati saturi dove le ricerche sono inflazionate, ad esempio implantologia dentale?
Esempio reale: un dentista non riusciva a vendere implantologia perché i network avevano banalizzato il mercato con offerte tipo “arcata completa a 6.000 euro”. Le visite gratuite attiravano solo persone che volevano il prezzo più basso. Dopo un anno di tentativi, abbiamo cambiato strategia: invece di promuovere l’implantologia generica (inflazionata), ci siamo verticalizzati su problemi specifici come l’agenesia (denti mancanti dalla nascita).
Essendo nicchie molto più verticali, il mercato non era ancora saturato e si poteva lavorare bene. La lezione: quando un mercato è inflazionato, non serve fare la landing più bella. Serve trovare un angolo più specifico e meno battuto.
Per i mercati saturi B2F italiani (implantologia, fotovoltaico, infissi, palestre), la regola è: o ti verticalizzi su un sottosegmento specifico, o ti sposti su un mercato adiacente, o accetti che la landing ti dia rendimenti decrescenti rispetto a 5 anni fa.
Come riqualificare un’attività o un prodotto cambiandogli nome o angolo per aprire un mercato nuovo?
Esempio classico: le scuole di arti marziali che vendono “difesa personale” invece di “karate” hanno aperto un mercato nuovo. Una ragazza non si iscrive al karate ma potrebbe iscriversi alla difesa personale. Il prodotto è lo stesso, ma l’angolo diverso intercetta un pubblico diverso.
Funziona in qualsiasi settore. Il Bimby non vende un robot da cucina, vende la certezza che ogni ricetta venga perfetta. La differenza è strategica.
Questo principio si applica anche ai libri e ai concetti di marketing. Landing Page Efficace non è un libro di web design, è un libro per imprenditori. Riqualificare il termine consente di piantare una bandierina su un territorio nuovo e differenziarsi da chi fa le stesse cose con nomi diversi.
Per applicarlo al tuo business: parti da cosa fai operativamente. Poi domandati a chi serve davvero. Poi domandati cosa cambia per quella persona quando ottiene il risultato. La risposta è il nuovo angolo del prodotto.
B2F e B2M, perché preferire questi termini a B2C e B2B
Le 5 domande di questa sezione spiegano la terminologia B2F (Business to Final user) e B2M (Business to Manager) introdotta da Luca Orlandini come alternativa operativa a B2C e B2B. La distinzione è più funzionale perché basata sul ruolo decisionale del target, non sul tipo di azienda cliente. Il B2F intercetta chi decide e compra per sé, il B2M intercetta chi valuta per conto di un’organizzazione.
Cosa significa B2F e B2M e perché preferirli a B2C e B2B?
B2F sta per Business to Final user. B2M sta per Business to Manager. Sono i termini che uso al posto di B2C e B2B.
La distinzione è più operativa. Il B2C tradizionale si riferisce ad aziende che vendono al consumatore finale, ma “consumatore” è un termine troppo passivo: descrive chi consuma, non chi decide. Il B2F descrive invece chi è alla fine della catena decisionale, chi decide e compra per sé.
Il B2B tradizionale si riferisce ad aziende che vendono ad altre aziende, ma “aziende” non decidono. Sono i manager dentro le aziende che decidono. Il B2M descrive chi valuta per conto dell’organizzazione, ha vincoli di budget, deve giustificare la scelta internamente, ha un ciclo di approvazione spesso lungo.
I cicli di vendita, le obiezioni, le leve di copy sono diverse tra B2F e B2M. La landing page per i due target è diversa per tono, lunghezza, prove sociali, prezzo. Usare B2F/B2M ti costringe a pensare a chi decide davvero, non al tipo di azienda generica.
Una landing page può funzionare anche nel B2M? Quali differenze rispetto al B2F?
Sì, e in alcuni casi meglio del B2F. Il B2M ha cicli di vendita più lunghi e budget più alti, quindi una landing strategica con lead nurturing strutturato è particolarmente efficace.
Le differenze principali rispetto al B2F:
Toni più sobri. Il manager che valuta per conto dell’azienda non si appassiona facilmente, valuta razionalmente. I toni emozionali del B2F vanno calmati nel B2M.
Lunghezza maggiore. Il B2M decide più lentamente, quindi ha bisogno di più informazioni. Le landing B2M sono tipicamente più lunghe e includono case study dettagliati.
Prove sociali diverse. Nel B2F funzionano le testimonianze emotive di persone simili al target. Nel B2M funzionano i loghi delle aziende clienti e i case study con numeri.
Lead nurturing più importante. Il B2M raramente converte al primo passaggio. Servono sequenze email post-form più lunghe, telefonate di follow-up, materiali di approfondimento.
Come gestire due target opposti nella stessa attività? Esempio avvocati per condomini vs amministratori?
Fai due pagine separate. I due target non devono mai incrociarsi.
L’ideale è creare due brand diversi con due domini diversi, così nessuno capisce che sono la stessa azienda. Esempio reale dal mercato italiano: lo zafferano Leprotto e Tre Cuochi sono prodotti dalla stessa azienda (Bonetti) nella stessa fabbrica, ma hanno brand diversi per dare l’illusione della scelta al supermercato.
Per il sito generico (quello dello studio legale) tieni un tono moderato. Nelle landing specifiche promosse via email o ads puoi essere più aggressivo e diretto verso ogni target.
Per un servizio NCC (noleggio con conducente) con tratte da aeroporti e stazioni diverse, meglio una landing per destinazione o una generica?
Non fare landing separate per ogni destinazione (NCC Roma-Fiumicino, NCC Milano-Linate, ecc.). Diventano troppe da gestire.
Fai una landing generica intercettando keyword tipo “NCC Brindisi”, “noleggio con conducente Bari”, e all’interno della pagina metti le tratte più comuni con tariffa fissa (es. Milano-Orio 100 euro, Milano-Malpensa 120 euro). Così l’utente vede subito la sua tratta e il prezzo, ed è già portato a convertire.
La regola: quando il target è omogeneo (chi cerca NCC è B2F adulto con esigenza di trasporto), una landing centrale con varianti interne è più efficace di tante landing separate.
Per landing con due target diversi (cane/gatto), il copy dell’area interesse è uguale o diverso?
Il copy è quasi uguale, cambiano: le foto (cane vs gatto), le tariffe (diverse per animale), i problemi specifici (malattie tipiche dei cani vs dei gatti).
Nella home page mostri entrambi con link alle rispettive landing. Dalla home togli l’above the fold e parti direttamente dal contenuto. Nelle landing promozionali (da ads) mostri quella intera.
Metti in noindex una delle due landing (es. quella per cani) e indicizza solo l’altra per evitare contenuti duplicati. Google penalizza i contenuti molto simili sullo stesso dominio.
Strategia di nicchia e specializzazione progressiva
Le 8 domande di questa sezione affrontano la specializzazione di nicchia: come trovare la nicchia giusta, come bilanciare verticalità e dimensione del mercato, quando verticalizzarsi e quando ampliare, casi limite di nicchie troppo piccole o troppo larghe. È la sezione operativa per chi sa di doversi specializzare ma non sa su cosa.
Per chi è agli inizi, conviene posizionarsi su una nicchia subito o aspettare?
Si parte in generico e ci si specializza man mano. In provincia di Vicenza un home stager deve arrivare almeno a Vicenza, probabilmente fino a Padova e Verona. Le agenzie illuminate esistono anche in provincia, ma devi capire quanti player validi ci sono nel tuo raggio operativo.
Intanto accumuli referenze anche da lavori generici. Quando un domani sarete in tanti home stager nella tua zona, tu avrai 40 referenze e potrai dire di essere la prima e l’unica con quel track record dimostrabile. Questa è la verticalità che si costruisce nel tempo, non quella dichiarata dal giorno uno.
Prospettiva di medio-lungo termine: creare un portale tipo “Home Staging Italia” che collega domanda e offerta, gestisce i lead, e vende i contatti nella tua zona. Così diventi non solo home stager ma intermediaria del settore. Questo è un livello superiore di posizionamento che richiede anni per essere costruito.
C’è il rischio di sovra-posizionarsi in una nicchia troppo piccola, ad esempio in provincia?
Il rischio esiste, ma è inferiore al rischio opposto (rimanere generico in un mercato saturo).
Una nicchia “troppo piccola” si riconosce da due segnali: il numero di potenziali clienti l’anno è inferiore a 50, e il valore medio per cliente è basso. Se entrambe le condizioni sono vere, la nicchia non sostiene un business da sola.
In quel caso si lavora su due fronti contemporaneamente. Il primo: ampliare geograficamente la nicchia (da provincia a regione, da regione a macro-area). Il secondo: ampliare il portfolio di offerte sulla stessa nicchia (oltre al servizio principale, aggiungere servizi correlati).
Per un’attività che ricostruisce sopracciglia su pazienti oncologiche, come ottenere foto e feedback senza mostrare il volto?
Caso reale che richiede attenzione particolare alla privacy e alla sensibilità del target.
Fai un taglio della foto solo sull’area di lavoro. Mostra solo l’occhio e il sopracciglio, così si vede il risultato senza riconoscere la persona. Il problema delle pazienti non è la privacy in astratto, è che non vogliono essere viste come erano prima del trattamento.
Se trovi il modo di mostrare il tuo lavoro usando solo una porzione del viso, è credibile e consentito. È difficile da realizzare ma il feedback in questi casi ha un valore enorme. Investici, anche se richiede tempo per costruire l’archivio.
Per un copywriter freelance, devo fare una landing page per ogni servizio?
Non fare landing per servizi generici come “articoli per blog”. È un mercato commoditizzato dove ti pagano poco.
Concentrati sui servizi ad alto valore: naming (può costare 2.700 euro), copy per landing page, articoli scritti per la conversione (non SEO generico). Trova una nicchia specifica: scrivere per un settore particolare, ghostwriting di libri per imprenditori, copy a risposta diretta.
Fai tante landing quante servono per testare diversi mercati e vedere quale risponde meglio. La differenza tra chi vende bene e chi vende male è la specializzazione.
Per un produttore di luminarie di nicchia internazionale, come trovare traffico online?
Caso reale: produttore di luminarie pugliesi, massimo 30 pezzi al mese, commesse da 80-100K euro, mercato internazionale. Il canale online classico (Facebook Ads, Google Ads) è molto difficile perché il problema è trovare chi decide gli acquisti per eventi e fiere.
Cinque strategie operative:
- Cerca i responsabili degli eventi più importanti nel mondo (Carnevale di Viareggio, ecc.) e contattali direttamente al telefono. Il venditore tradizionale qui funziona meglio del digital.
- Pubblicità su giornali di settore e fiere.
- Pubblicità local geotargetizzata nei luoghi dove si svolgono eventi con luminarie (anche non vostre). Se un turista straniero è in quel posto, probabilmente ha visto una luminaria ed è più in target.
- SEO su keyword di nicchia: è facile posizionarsi perché c’è poca competizione.
- Ottimizzazione dei tempi di risposta e del materiale post-contatto. Il conversion rate 1 su 40 che porta a break-even si può probabilmente raddoppiare ottimizzando questi due aspetti.
Per chi vende prodotti di bassa marginalità a fascia alta, ha senso una landing?
Quasi mai. Il livello di coinvolgimento è la chiave. Quando le persone non vogliono informazioni su un prodotto (basso coinvolgimento) e cercano solo design o prezzo, è molto più difficile che la landing faccia la differenza.
È come le auto utilitarie dove il fattore prezzo domina, contro le supercar dove conta l’emozione. Per prodotti a basso coinvolgimento in mercati indifferenziati, la landing può funzionare solo se si trova un elemento differenziante forte o si punta sulla fascia alta dove il coinvolgimento è maggiore.
Va analizzato con la griglia FCB (coinvolgimento alto/basso × funzionale/trasformazionale). Per i prodotti a basso coinvolgimento, spesso conviene investire altrove rispetto a una landing strategica.
Per un servizio nuovo che non rientra in una categoria esistente, come comunicare il valore?
Caso: assistenza domiciliare anziani che non è badante né infermiere. Le persone hanno il problema (assistenza per l’anziano) ma nella loro mente la soluzione è “badante” o “infermiere”. Non conoscono questa terza via.
Il modello da seguire è quello della “carrozza a motore”. Quando hanno inventato l’automobile, non la chiamavano “automobile” ma “carrozza a motore”, richiamando la soluzione nota (carrozza) per collegare il nuovo al già conosciuto.
Si parte dal problema che hanno con le soluzioni esistenti (badante inaffidabile, infermiere troppo costoso) e si presenta la nuova soluzione come evoluzione, non come categoria sconosciuta. È il “nuovo meccanismo” di Schwartz: prendere qualcosa che il target conosce e ribattezzarlo in modo che diventi una categoria mentale nuova.
Come trovare la nicchia precisa quando la mia offerta sembra generica?
Il posizionamento è dato dalla consapevolezza, e la consapevolezza purtroppo non si può comprare. Leggere libri ti aiuta, te la accelera, ma la consapevolezza richiede tempo. Questo tempo ti consente di trovare quella che potrebbe essere la tua nicchia precisa.
Operativamente, parti da questi quattro filtri:
Filtro 1, di cosa il mercato ha bisogno (non solo quello che vuole, anche quello che dovrebbe volere ma non sa). Per individuarlo, ascolti le frustrazioni dei tuoi clienti attuali e quelle dei clienti dei tuoi competitor (recensioni, commenti, FAQ).
Filtro 2, cosa ti piace fare. Mai vincolarsi a una nicchia che non ti diverte: bruci nel giro di anni.
Filtro 3, cosa sai fare meglio degli altri. Questo richiede onestà brutale con te stesso. Spesso quello che tu pensi di fare bene è quello che fanno tutti.
Filtro 4, cosa il mercato è disposto a pagare bene. Senza questa verifica, qualunque nicchia diventa hobby.
L’intersezione dei quattro filtri è la tua nicchia. Si chiama Ikigai applicato al business, e la spiego nel dettaglio nel libro Strategie di Conversione (Hoepli, 2022), capitolo 4.
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Casi limite e situazioni speciali
Le 5 domande di questa sezione coprono casi limite del posizionamento: prevenzione che è quasi impossibile da vendere, prodotti di prevenzione vs prodotti di cura, mercati B2M con uffici acquisti istituzionali, prodotti non sponsorizzabili online (CBD, scommesse, eccetera), idee di business prive di leve differenzianti. Sono i casi su cui un consulente esperto sa dire di no, e perché.
Si può vendere prevenzione con una landing page?
Molto difficile. Tutti pensano “non succederà a me”. L’unico modo è rigirare la prevenzione su qualcun altro: vendere al padre la prevenzione per il figlio.
Esempio: polizza vita venduta non per la tua morte, ma per proteggere moglie e figlia se ti succede qualcosa. Funziona solo quando la persona visualizza le conseguenze per le persone che ama, non per se stessa.
Per la sicurezza informatica ho provato anni fa a vendere “l’antidoto” a chi aveva già il problema (cripto locker) e poi a fare upsell sulla prevenzione. Ma c’era un filtro (l’informatico aziendale) che bloccava l’accesso al decisore finale. La landing funzionava bene per il problema acuto, non per la prevenzione.
In generale: se il tuo prodotto è prevenzione pura, valuta seriamente se la landing è lo strumento giusto. Spesso non lo è, ed è meglio dirlo subito al cliente.
Per prodotti come il CBD non sponsorizzabili su Facebook, come gestire?
Sconsiglio di prendere il progetto. Quando un prodotto non si può sponsorizzare, il problema non è tuo, è del business. Se fai la landing e non funziona (perché non puoi portare traffico), il cliente dirà “la pagina non funziona” e chiederà varianti a tue spese.
Caso vissuto: una coach specializzata in pratiche orientali con landing impeccabile, niente di volgare, ma Facebook la bloccava sistematicamente. Bloccavano le ads, le scarpe, il Business Manager. Per prodotti problematici (CBD, pratiche orientali, dropshipping aggressivo, scommesse), il consiglio è indirizzare il cliente verso specialisti che conoscono i metodi per aggirare le restrizioni delle piattaforme. Io non sono bravo in quello e preferisco non prendere la responsabilità del risultato.
Nel B2M con aziende strutturate (uffici acquisti), come ottenere recensioni?
È molto difficile, lo ammetto apertamente. Nei contesti istituzionali con uffici acquisti, politiche aziendali e rapporti formali, ottenere feedback è faticoso. L’ufficio acquisti per natura deve essere distaccato dai fornitori.
Esempio reale: ho lavorato con una tipografia del nord Italia specializzata in stampa ecologica, ottimo prodotto, piantano alberi. Ottenere feedback dai loro clienti aziendali era quasi impossibile. Il “costo di business” di lavorare in certi mercati è che i feedback sono più difficili da ottenere, ma in compenso di solito c’è più budget (lo stesso corso venduto a un’azienda costa 2,5 volte di più di quello venduto a un freelance).
Strategia: nei contesti B2M strutturati, sostituire i feedback con loghi clienti e case study formali. Sono prove sociali diverse, ma efficaci per il target manageriale.
Per centri sportivi e attività di prossimità (palestre, padel), come gestire un mercato dove le persone non vogliono spostarsi?
Si parte già in controcorrente. Bisogna capire qual è il bisogno che l’offerta intercetta. Se le persone non vogliono fare sport e non vogliono uscire di casa, il problema è strutturale.
In casi del genere, la vera abilità non è fare landing page perfette, è saper dire di no ai progetti con cattive probabilità di successo. Quando vedi criticità, le metti per iscritto nel preventivo: “Posso dare il massimo, ma ci sono queste criticità e il progetto potrebbe non funzionare”.
I clienti problematici insistono comunque, ma almeno sei tutelato. Quelli che cercavano promesse irrealistiche vanno da qualcun altro.
Per un bowling in declino o un’attività che non interessa più al mercato, come rivitalizzare?
Il titolare deve capire che non ha bisogno di una pagina che promuova quello che fa. Quello che fa non interessa a nessuno in questo momento.
Deve ripensare il prodotto/servizio per renderlo nuovamente interessante. Non significa fare una sala da ballo liscio, ma modificare l’esperienza bowling per un pubblico moderno (bowling + ristorante, bowling + locale con dj, bowling per compleanni aziendali, ecc.).
Questo definisce una parte importante di responsabilità del consulente: chi fa comunicazione estrae e comunica il valore esistente, non crea il valore. Se il prodotto non è interessante, nessuna landing page lo farà funzionare.
Per casi del genere serve un consulente di marketing che intervenga a livello di prodotto, è un lavoro diverso dalla sola comunicazione e dovrebbe essere pagato separatamente. Nei progetti FuturaImmagine, quando il problema è a monte del marketing operativo, indirizzo il cliente verso un percorso strategico più ampio prima di partire con la landing.
Vuoi una valutazione del posizionamento del tuo business prima di costruire la landing?
Le 32 domande di questo cluster mostrano quanto il posizionamento sia un tema strategico che precede la landing page. Nei progetti FuturaImmagine la valutazione del posizionamento è parte della pre-produzione (vedi metodo OVT, sezione 10): nell’intervista all’imprenditore e nella ricerca di mercato identifichiamo i 4 errori più comuni del tuo settore, il livello di consapevolezza del tuo target, le leve di differenziazione disponibili. Se vuoi capire se il tuo business è pronto per una landing strategica, parliamone in una chiamata di 45 minuti gratuita e senza impegno.
Le 32 domande di questo cluster sono il primo di 8 cluster del database FAQ. Gli altri 7 cluster coprono temi più operativi:
- Above the fold, immagini, attrazione visiva (cluster 1)
- Feedback, testimonianze, riprova sociale (cluster 2)
- Prezzo, scarsità, urgenza, ancoraggio (cluster 3)
- Traffico, target, segmentazione del pubblico (cluster 4)
- Video, formati visivi, design, mobile (cluster 5)
- Analytics, conversione, A/B test (cluster 6)
- Form, CTA, processo di contatto (cluster 8)
Per il sistema completo, parti dalla guida principale: Come creare una landing page efficace. Per il framework metodologico, vai a il metodo OVT in 9 fasi. Per i wireframe interattivi di ogni tipo di landing, l’asset di riferimento è l’anatomia di una landing page efficace.
Le 265 domande del database sono state raccolte in 28 live di corso, 4 edizioni, oltre 300 professionisti formati. Non sono inventate, sono le domande vere fatte da imprenditori e professionisti italiani che hanno affrontato i problemi che probabilmente stai affrontando tu adesso.
Buon lavoro.
Luca




